Rimane alta l’attenzione sul nuovo Coronavirus, 2019-nCoV.
Per conoscere meglio qual è attualmente la situazione in Italia,Vi riportiamo un’intervista rilasciata per Dica33 dal Prof. Fabrizio Pregliasco, virologo, Direttore Sanitario dell’ IRCCS Galeazzi di Milano.
Dobbiamo aver paura di questo coronavirus?
Il coronavirus deve preoccupare le istituzioni perché si tratta di una nuova variante virale verso la quale nessuno nel Pianeta è immune. Il rischio potenziale che potrebbe presentarsi è quello che è avvenuto per la Spagnola, che all’epoca ha colpito il 35% della popolazione. Lo scenario più probabile, vista la rete di sorveglianza e di controllo che si è subito creata, è quello più recente della Sars, virus “cugino” di quello attuale.
In che cosa è diverso dal virus influenzale?
In alcuni casi i sintomi possono essere sovrapponibili, ma il virus è differente. Lo spettro di sintomi è molto variegato e in alcuni casi sembra essere asintomatico; i soggetti più anziani sviluppano una polmonite virale.
La mortalità ad oggi è stimata al 2%, cioè minore della Sars che era al 30% e superiore a quella dell’influenza.
Qual è la situazione in Italia?
Ad oggi in Italia il coronavirus non sta circolando nella comunità, abbiamo solo due casi importati dalla Cina e sembra che non ci siano casi secondari, cioè persone contagiate da contatti stretti con queste due persone cinesi, anche se per essere certi bisogna aspettare i 14 giorni di incubazione.
Non ha senso quindi allarmarsi, ma continuare a proteggersi dall’influenza stagionale che è al suo picco massimo in questi giorni.
Quali sono i comportamenti opportuni e quali inutili?
L’OMS ha ribadito i comportamenti di buon senso, quelli che ogni anno ricordiamo per evitare il diffondersi dell’influenza e delle infezioni respiratorie acute: lavarsi le mani, non toccarsi la bocca e gli occhi con le mani dopo aver toccato una maniglia, areare gli ambienti e prestare attenzione alle persone con sintomi evidenti. Comunque, ad oggi, queste misure in Italia hanno il solo scopo di ridurre la diffusione dell’influenza.
Ad ora, in Italia, le mascherine sono inutili nella normale vita comunitaria; sono invece indicate per gli operatori sanitari che assistono casi sospetti.