In tutta Europa ogni anno si registrano 33 mila decessi imputabili all’antibiotico resistenza, e di questi 10 mila si registrano nella sola Italia. In occasione della Settimana mondiale per l’uso consapevole degli antibiotici, dal 18 al 24 novembre, l’Istituto Superiore di Sanità ha voluto ricordarlo, per incentivare la lotta a questo fenomeno.
COS’È L’ANTIBIOTICO
Un antibiotico è una sostanza in grado di impedire lo sviluppo dei batteri o di distruggerli e la scoperta del primo antibiotico, la penicillina è attribuita ad Alexander Fleming nel 1928. Fin da subito hanno migliorato la salute della popolazione combattendo malattie importanti come la tubercolosi, le polmoniti pneumococciche, le infezioni delle ferite chirurgiche e le infezioni urinarie.
E COS’È L’ANTIBIOTICO RESISTENZA
Da subito comparve però anche il fenomeno dell’antibiotico resistenza perché i batteri possono modificare il proprio corredo genetico per sopravvivere; un antibiotico prima efficace perde quindi la capacità di uccidere quel batterio.
Oggi in Europa 1 batterio su 3 è resistente agli antibiotici e la resistenza agli antibiotici è in costante aumento in tutto il mondo. Esiste una relazione certa fra il consumo eccessivo ed inappropriato degli antibiotici e il fenomeno della resistenza.
L’impiego inappropriato di antibiotici supera il 30% soprattutto in caso di influenza e raffreddore, che sono causati da virus e quindi gli antibiotici non servono a nulla. Un aspetto importante dell’antibiotico resistenza è rappresentato dalle infezioni correlate all’assistenza, cioè che si verificano in ospedale o in altro ambito assistenziale, infatti le infezioni correlate all’assistenza rappresentano il 75% delle infezioni da batteri resistenti agli antibiotici.
Allo sviluppo della resistenza contribuiscono anche gli antibiotici che ogni giorno ingeriamo con l’alimentazione, perché vengono utilizzati dagli allevamenti intensivi, dove si ricorre, per l’appunto agli antibiotici, per contrastare le infezioni legate alla promiscuità degli animali.
COSA POSSIAMO FARE
È necessario quindi escogitare nuove molecole efficaci, con nuovi meccanismi d’azione e a questo ci pensa la ricerca, ma intanto bisogna imparare a utilizzare con criterio gli antibiotici che già esistono:
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Non ricorrere al farmaco di propria iniziativa quando si è influenzati perché gli antibiotici non curano l’influenza: influenza e raffreddori sono causati dai virus e gli antibiotici non servono quindi a nulla.
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Attenzione a non saltate il giorno e le dosi di trattamento, perché queste interruzioni spontanee o l’assunzione di quantità farmacologiche inadeguate, oltre a compromettere l’efficacia della cura, facilitano lo sviluppo di batteri resistenti.
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Il ciclo di terapia va quindi seguito e completato, come da prescrizione. Sospendere il farmaco non appena si avverte un miglioramento è sbagliato: i batteri potrebbero non essere stati debellati del tutto, ma ridotti in numero da non causare sintomi (da cui il miglioramento percepito) per poi tornare ad attaccare con maggiore violenza, grazie alla tregua che gli abbiamo concesso e che ha permesso ai batteri superstiti di moltiplicarsi. Ciò può favorire non solo la ricomparsa dell’infezione e dei sintomi ad essa associati, ma può anche favorire l’insorgenza di resistenza nei confronti dell’antibiotico utilizzato.